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Notti di dicembre: Racconti di Natale

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La strenna di fine anno portava nelle case della borghesia dell'800 i racconti di Natale: scritti d'occasione di grandi autori. Siamo alla fonte della letteratura di consumo. Figlie dei vecchi lunari e dei vecchi almanacchi popolari che portavano nelle case contadine un po' di sapere popolaresco e un po' di edificazione, ma confezionate con cura ed eleganza, a esibire insieme il distacco dal loro passato povero e l'avvento della cultura nelle giornate delle classi nuove, le strenne natalizie entrarono nelle case della giovanissima borghesia cittadina italiana, con alcuni decenni di ritardo rispetto ai paesi europei che facevano scuola. E stupisce la precisione con cui le date corrispondono ai tempi della storia economica. «La letteratura natalizia» fu davvero consumo delle classi medie urbane. E ne riflettono in pieno il mondo, le preferenze, i gusti e le tendenze. Ma il racconto di Natale se era, come tutta la letteratura di consumo, soprattutto uno specchio dei consumatori, era anche d'autore, commissionata e ben pagata certo, ma narrativa di scrittori celebri e destinati a restare. Da Tarchetti a Pirandello, da De Marchi a Di Giacomo, da Pascoli a De Amicis. S'innestava così, pur nel tronco della creazione occasionale, il tratto originale, il tocco del genio, e sullo sfondo edificante e consolatorio adatto alla circostanza festiva, non mancava il rilievo del dramma, della critica, del negativo. Secondo la tendenza e il momento il racconto di Natale poteva prendere il verso dell'horror e del noir, dell'iconoclastia comico satirica e della bohème, della critica sociale e del moralismo progressista, oppure, semplicemente, restare nel solco della poetica del focolare e della sua un po' malinconica sicurezza. Tutto finì, improvvisamente com'era nato, all'entrata del Novecento. Il nuovo secolo e la sua società di massa conosceva altri lussi, altri consumi: la borghesia italiana ormai davvero colta non aveva più bisogno di mostrarlo sui tavolini del salotto. La letteratura di consumo, quella degli altri, tendeva a diventare un genere alquanto più basso. Soprattutto, i tempi nuovi avevano iniziato a corrodere, a pro di altri riti collettivi, ogni incantesimo festivo.
La strenna di fine anno portava nelle case della borghesia dell'800 i racconti di Natale: scritti d'occasione di grandi autori. Siamo alla fonte della letteratura di consumo. Figlie dei vecchi lunari e dei vecchi almanacchi popolari che portavano nelle case contadine un po' di sapere popolaresco e un po' di edificazione, ma confezionate con cura ed eleganza, a esibire insieme il distacco dal loro passato povero e l'avvento della cultura nelle giornate delle classi nuove, le strenne natalizie entrarono nelle case della giovanissima borghesia cittadina italiana, con alcuni decenni di ritardo rispetto ai paesi europei che facevano scuola. E stupisce la precisione con cui le date corrispondono ai tempi della storia economica. «La letteratura natalizia» fu davvero consumo delle classi medie urbane. E ne riflettono in pieno il mondo, le preferenze, i gusti e le tendenze. Ma il racconto di Natale se era, come tutta la letteratura di consumo, soprattutto uno specchio dei consumatori, era anche d'autore, commissionata e ben pagata certo, ma narrativa di scrittori celebri e destinati a restare. Da Tarchetti a Pirandello, da De Marchi a Di Giacomo, da Pascoli a De Amicis. S'innestava così, pur nel tronco della creazione occasionale, il tratto originale, il tocco del genio, e sullo sfondo edificante e consolatorio adatto alla circostanza festiva, non mancava il rilievo del dramma, della critica, del negativo. Secondo la tendenza e il momento il racconto di Natale poteva prendere il verso dell'horror e del noir, dell'iconoclastia comico satirica e della bohème, della critica sociale e del moralismo progressista, oppure, semplicemente, restare nel solco della poetica del focolare e della sua un po' malinconica sicurezza. Tutto finì, improvvisamente com'era nato, all'entrata del Novecento. Il nuovo secolo e la sua società di massa conosceva altri lussi, altri consumi: la borghesia italiana ormai davvero colta non aveva più bisogno di mostrarlo sui tavolini del salotto. La letteratura di consumo, quella degli altri, tendeva a diventare un genere alquanto più basso. Soprattutto, i tempi nuovi avevano iniziato a corrodere, a pro di altri riti collettivi, ogni incantesimo festivo.

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