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Il Rapimento di Paolo (De Raptu Pauli)
Coles
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Il Rapimento di Paolo (De Raptu Pauli) in Vernon, BC
By None
Current price: $7.99

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Size: Kobo eBook
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Il rapimento di san Paolo al terzo cielo, testimoniato dallo stesso apostolo in modo piuttosto fugace nella Seconda lettera ai Corinzi (12, 1-4), affascinò i Padri della Chiesa e i teologi medievali in modo tale da diventare per loro non solo modello di ogni rapimento mistico, ma in qualche misura anche della visione beatifica e, in generale, della visione di Dio che l'uomo può avere nella vita terrena.
Il “raptus” divino di Paolo è interpretato da Ficino come un amor Dei che lega inscindibilmente l’amato e l’amante in un reciproco movimento di attrazione. Com’è evidente, Ficino espone, come già nel De amore – cui il De raptu fa eco, non a caso, su questo punto preciso –, la lezione platonica del Simposio in una prospettiva teologica cristiana. In questo senso, l’intero opuscolo ficiniano può essere considerato una fondazione filosofica, su base platonica, del credo cristiano secondo cui Deus charitas est (1 Gv 4, 16).
Non si può amare l’amore divino, afferma il filosofo fiorentino per bocca di Paolo, se non si è accesi da quel medesimo amore: come la luna, che non può risplendere “inverso il sole, se non è prima accesa dal sole” stesso; e così come “quella voce reflexa che si nomina Eco non chiama altri se prima non è chiamata, così tu non invochi Iddio se prima Iddio te non voca”.
Da Cesare Catà, in: Il Rinascimento sulla via di Damasco. Il ruolo della teologia di San Paolo in Marsilio Ficino e Nicola Cusano.
Il rapimento di san Paolo al terzo cielo, testimoniato dallo stesso apostolo in modo piuttosto fugace nella Seconda lettera ai Corinzi (12, 1-4), affascinò i Padri della Chiesa e i teologi medievali in modo tale da diventare per loro non solo modello di ogni rapimento mistico, ma in qualche misura anche della visione beatifica e, in generale, della visione di Dio che l'uomo può avere nella vita terrena.
Il “raptus” divino di Paolo è interpretato da Ficino come un amor Dei che lega inscindibilmente l’amato e l’amante in un reciproco movimento di attrazione. Com’è evidente, Ficino espone, come già nel De amore – cui il De raptu fa eco, non a caso, su questo punto preciso –, la lezione platonica del Simposio in una prospettiva teologica cristiana. In questo senso, l’intero opuscolo ficiniano può essere considerato una fondazione filosofica, su base platonica, del credo cristiano secondo cui Deus charitas est (1 Gv 4, 16).
Non si può amare l’amore divino, afferma il filosofo fiorentino per bocca di Paolo, se non si è accesi da quel medesimo amore: come la luna, che non può risplendere “inverso il sole, se non è prima accesa dal sole” stesso; e così come “quella voce reflexa che si nomina Eco non chiama altri se prima non è chiamata, così tu non invochi Iddio se prima Iddio te non voca”.
Da Cesare Catà, in: Il Rinascimento sulla via di Damasco. Il ruolo della teologia di San Paolo in Marsilio Ficino e Nicola Cusano.


















