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Capire la crisi
Coles
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Capire la crisi in Vernon, BC
By None
Current price: $7.99

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Dallo scoppio della bolla dei mutui subprime a oggi, passando per la bancarotta della Lehman Brothers o il default dell’Islanda, fino ad arrivare alla crisi Greca, Stati Uniti ed Europa hanno speso oltre 5.000 miliardi di euro in aiuti pubblici a banche e varie istituzioni finanziarie. La cifra è impressionante se raffrontata al Pil che in un anno riesce a mettere insieme l’intero continente africano che non raggiunge i 2.500 miliardi. Nelle sole 20 nazioni più ricche del mondo le turbolenze generate dalla crisi finanziaria del 2007- 2008 sono costate qualcosa come 40 milioni di posti di lavoro. E l’emorragia occupazionale, come l’impiego di risorse pubbliche per sostenere le economie dei Paesi ricchi, non sembrano destinati a esaurirsi in fretta. Ma quando è veramente iniziata questa crisi? Che cosa l’ha originata? Quanto potrà ancora durare e di chi sono le ultime responsabilità? L’autore, ripercorrendo le tappe più importanti degli ultimi cinque anni e descrivendole in modo semplice, ci conduce a una chiara conclusione. Si può puntare il dito contro la globalizzazione, l’industria finanziaria e la speculazione internazionale, l’assenza dei controlli e la mediocrità della classe politica, ma nessuna spiegazione è così soddisfacente come quella che porta a identificare il vero focolaio della crisi in uno stato preciso dell’animo umano: l’avidità. Prima che frutto di una deriva finanziaria o politica, quella attuale è una crisi di tipo morale dovuta a una globale perdita di senso della realtà e al diffuso disprezzo del bene comune
Dallo scoppio della bolla dei mutui subprime a oggi, passando per la bancarotta della Lehman Brothers o il default dell’Islanda, fino ad arrivare alla crisi Greca, Stati Uniti ed Europa hanno speso oltre 5.000 miliardi di euro in aiuti pubblici a banche e varie istituzioni finanziarie. La cifra è impressionante se raffrontata al Pil che in un anno riesce a mettere insieme l’intero continente africano che non raggiunge i 2.500 miliardi. Nelle sole 20 nazioni più ricche del mondo le turbolenze generate dalla crisi finanziaria del 2007- 2008 sono costate qualcosa come 40 milioni di posti di lavoro. E l’emorragia occupazionale, come l’impiego di risorse pubbliche per sostenere le economie dei Paesi ricchi, non sembrano destinati a esaurirsi in fretta. Ma quando è veramente iniziata questa crisi? Che cosa l’ha originata? Quanto potrà ancora durare e di chi sono le ultime responsabilità? L’autore, ripercorrendo le tappe più importanti degli ultimi cinque anni e descrivendole in modo semplice, ci conduce a una chiara conclusione. Si può puntare il dito contro la globalizzazione, l’industria finanziaria e la speculazione internazionale, l’assenza dei controlli e la mediocrità della classe politica, ma nessuna spiegazione è così soddisfacente come quella che porta a identificare il vero focolaio della crisi in uno stato preciso dell’animo umano: l’avidità. Prima che frutto di una deriva finanziaria o politica, quella attuale è una crisi di tipo morale dovuta a una globale perdita di senso della realtà e al diffuso disprezzo del bene comune


















